Taranto ha perso il CES
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Già da qualche giorno circolava la voce che Taranto avrebbe perso il servizio CES (China – Europe shuttle) ed in effetti oggi se ne avuta conferma. TCT ha lascia scalare questa linea al Pireo, che i cinesi hanno acquistato recentemente dai greci. Il tutto sembra giustificato da una non dichiarata inefficienza. Nell’ultimo periodo infatti il personale di TCT sembra aver “battuto la fiacca” presentando, in alcuni giorni, oltre 100 certificati di malattia. E’ un’ipotesi che rifiutiamo a priori, perché in passato la TCT ha ottenuto punti di efficienza eguagliabile, in Europa, solo agli scali nord europei. Vi è piuttosto da dire che TCT, prima, e TCT & Hutchinson non hanno mai dato risposte alle aspettative degli operatori e della città che hanno sempre pensato al porto come una seria alternativa alla “monocultura” dell’acciaio, una nuova realtà occupazionale alternativa all’ILVA. Quindi il pretesto della scarsa efficienza dei dipendenti sembra proprio campato in aria. La scelta del Pireo è dettata probabilmente da costi di gestione sensibilmente inferiori a quelli dello scalo jonico. Il danno in termini economici non può essere stimato, si pensa che solo l’eliminazione della linea CES non porterebbe più a Taranto circa novantasei navi l’anno con una riduzione di navi feeder sicuramente superiore. Cosa fare nel futuro? Agli operatori il compito di studiare azioni che restituiscano competitività economica allo scalo. All’Autorità Portuale realizzare le infrastrutture essenziali necessarie al molo Polisettoriale (la viabilità interna subito , la strada dei moli che ad oggi non ha certezza di realizzazione), l’acqua potabile (sono circa 2000 gli operatori senza acqua potabile) e il completamento del circuito doganale. Cosa chiedere ai lavoratori? Una maggiore responsabilità sapendo che si giocano il futuro occupazionale. |
L. B.